Si possono usare, ad esempio, deduzioni e/o detrazioni.
Nel linguaggio comune molte volte questi due termini vengono considerati sinonimi, ma nella realtà rappresentano due modi molto diversi di fare politica fiscale, avendo, ad esempio, diversi effetti redistributivi.
La deduzione ( D ) è una riduzione del reddito complessivo ( RC, somma dei redditi rilevanti ai fini dell' applicazione dell' imposta ), che la norma prevede debba essere operata per ottenere la dimensione del reddito imponibile ( RI ), a cui poi verrà applicata l' aliquota legale t ( per semplicità esemplificativa considerata costante ):
RI = RC - D
L' imposta T sarà allora uguale a:
T = tRI = t( RC - D ) = tRC - tD
Si può notare, quindi, che nel caso in cui non siano previste deduzioni, il reddito complessivo è uguale al reddito imponibile.
La detrazione ( d ), invece, è un abbattimento dell' imposta. In presenza di una detrazione è possibile distinguere l' imposta lorda ( Tl, pari all' aliquota legale per il reddito imponibile ) dall' imposta netta ( Tn, pari all' imposta lorda tolta la detrazione ). In assenza di deduzione si avrà:
Tl = tRC = tRI
Tn = tRC - d
Si osservi che l' imposta netta, Tn, che si ottiene in presenza di una detrazione, coincide con l' imposta, T, che si ottiene nel caso di una deduzione se d = tD.
Infatti, tD rappresenta il risparmio d' imposta che si ottiene non dovendo pagare l' imposta su un ammontare D del proprio reddito complessivo, RC.
Fino ad ora, abbiamo considerato l' aliquota t costante e unica, ma nella realtà non è così. Infatti, in Italia, si ha un sistema di progressività per scaglioni, proprio anche dell' IRPEF. Il reddito, quindi, è suddiviso in scaglioni a cui corrispondono aliquote via via crescenti.
L' identità degli effetti distributivi tra deduzioni e detrazioni, con d = tD, è verificata solo nel caso in cui l' aliquota sia costante per ogni livello di reddito.
Cosa accadrebbe, quindi, se le deduzioni e detrazioni si innestassero in una struttura di aliquote variabile e crescente per scaglioni?
Nel caso in cui venisse garantita ai contribuenti la medesima detrazione d' imposta questa comporterebbe lo stesso vantaggio per tutti ( la detrazione riduce, in valore assoluto, l' onere tributario in egual misura per ogni contribuente ).
Una deduzione, invece, si traduce in uno sgravio fiscale il cui ammontare è tanto più elevato, quanto più elevata è l' aliquota marginale e quindi il livello di reddito del contribuente.
Ecco, un esempio per capire meglio quanto detto:
scaglioni:
da 0 a 10000 euro aliquota 10%
da 10000,01 a 20000 euro aliquota 20%
etc.
Supponiamo che il contribuente possa scegliere tra una detrazione di 100 € e una deduzione di 1000 €.
Il contribuente che avrà un reddito pari a 10000 € sara indifferente se scegliere l' una o l' altra soluzione, infatti, in entrambi i casi, avrà un debito di imposta pari a 900.
Per quanto riguarda un contribuente con un reddito pari a 20000 €, invece, se sceglierà la deduzione avrà un debito di imposta pari a 2800 €, mentre se sceglierà la detrazione avrà un debito di imposta pari a 2900 €. Il secondo contribuente, quindi, non sarà indifferente alle due opzioni, ma preferirà la deduzione.
Per questa ragione, la detrazione viene considerata, generalmente, uno strumento più giusto, in quanto più equo.
Le diminuzioni di gettito di imposta mediante l' utilizzo di esclusioni, esenzioni, aliquote preferenziali sono fonte di complessità e scarsa trasparenza dei sistemi tributari. I costi di un' agevolazioni fiscale, infatti, sono meno evidenti rispetto a quelli di un trasferimento esplicito di risorse da parte dello Stato ai privati. Queste tipologie dovrebbero essere usate con cautela e valutate secondo principi di efficienza ed equità.
Ecco, un esempio per capire meglio quanto detto:
scaglioni:
da 0 a 10000 euro aliquota 10%
da 10000,01 a 20000 euro aliquota 20%
etc.
Supponiamo che il contribuente possa scegliere tra una detrazione di 100 € e una deduzione di 1000 €.
Il contribuente che avrà un reddito pari a 10000 € sara indifferente se scegliere l' una o l' altra soluzione, infatti, in entrambi i casi, avrà un debito di imposta pari a 900.
Per quanto riguarda un contribuente con un reddito pari a 20000 €, invece, se sceglierà la deduzione avrà un debito di imposta pari a 2800 €, mentre se sceglierà la detrazione avrà un debito di imposta pari a 2900 €. Il secondo contribuente, quindi, non sarà indifferente alle due opzioni, ma preferirà la deduzione.
Per questa ragione, la detrazione viene considerata, generalmente, uno strumento più giusto, in quanto più equo.
Le diminuzioni di gettito di imposta mediante l' utilizzo di esclusioni, esenzioni, aliquote preferenziali sono fonte di complessità e scarsa trasparenza dei sistemi tributari. I costi di un' agevolazioni fiscale, infatti, sono meno evidenti rispetto a quelli di un trasferimento esplicito di risorse da parte dello Stato ai privati. Queste tipologie dovrebbero essere usate con cautela e valutate secondo principi di efficienza ed equità.